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ICE: PALANTIR SI EVOLVE PER I RASTRELLAMENTI DI MASSA
La polizia trumpiana d’assalto anti immigrazione, l’ICE, ora si avvale di una piattaforma sviluppata da Palantir che mappa casa per casa le zone urbane incrociando dati sanitari, di viaggi e dei cellulari degli abitanti. Si chiama Elite ed è l’ultimo esperimento di sorveglianza autoritaria di massa.
I tre colpi di pistola che hanno ucciso a Minneapolis Renee Nicole Good hanno reso pubblico ai più il ruolo di squadraccia che il corpo di polizia dell’immigrazione sta svolgendo negli Stati Uniti. Una vera e propria milizia armata, che non esita ad agire violentemente e contro tutti coloro che si oppongono alla violenza delle sue azioni. Le retate di interi quartieri e isolati sono diventate lo schema permanente di azione, operazioni facili per massimizzare le espulsioni di immigrati, sovrastando qualsiasi legge. Una milizia fascista vera e propria, la cui azione indiscriminata non sarebbe stata possibile senza il ruolo di Palantir e la sua piattaforma ELITE, mappatura di massa contro l’immigrazione e contro la stessa democrazia.
Eletto assumendo le tesi del programma reazionario Project 2025, Donald Trump ha avviato la sua seconda presidenza sulle linee del suprematismo razziale bianco, promuovendo l’arresto e l’espulsione forzata di migliaia di immigrati, indipendentemente dalla motivazione della loro permanenza negli Stati Uniti di America. Già in campagna elettorale Trump aveva esplicitamente parlato di espulsioni di massa, e il suo candidato alla vicepresidenza J. D. Vance si era spinto a definire quale obiettivo di partenza quello di un milione di espulsioni. Tuttavia i primi mesi di presidenza rilevavano un andamento delle espulsioni sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti, ben lontano dal volume necessario per raggiungere gli obiettivi dichiarati. I numeri reali rimanevano relativamente modesti, con un valore di circa 18.000 arresti a febbraio. In tutta evidenza, per lui, una situazione da correggere. È qui che entra in gioco l’azione di Palantir Technologies, la big tech securitaria fondata da Peter Thiel e Alex Karp.
Immigration OS
Nell’aprile 2025 diviene pubblica la notizia di un contratto con Palantir di 30 milioni di dollari, avente per fine la costruzione di Immigration OS, sistema operativo atto a potenziare la sorveglianza e gestione dei casi in carico all’Immigration and Customs Enforcement (ICE), forza di polizia afferente al Department of Homeland Security (DHS). Da quel che si sa pubblicamente scopo primario del sistema in sviluppo è snellire e accelerare l’identificazione, il tracciamento e la deportazione di specifici gruppi di immigrati, con un’attenzione particolare alle persone entrate legalmente ma non fuoriuscite alla scadenza del visto. Tuttavia alcune soffiate dall’interno dell’ICE ottenute da 404 Media (un sito di informazione indipendente statunitense) dimostrano che in realtà già in quella data Palantir stava sviluppando strumenti di supporto per le deportazioni di massa. In particolare un progetto di monitoraggio delle auto-deportazioni e di un database di indizi utili alla deportazione di singole persone. E’ di pochi giorni fa, gennaio 2026, la notizia dello sviluppo di ELITE Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement, diffusa ancora una volta da 404 Media, una nuova piattaforma Palantir di supporto all’ICE nell’identificazione di quartieri da setacciare per la cattura e l’espulsione delle persone immigrate. E questo è il collegamento evidente tra l’infrastruttura tecnologica sviluppata Palantir e le attività di rastrellamento anti-immigrazione che l’ICE sta mettendo violentemente in campo.
Palantir e l’ICE
Il rapporto di collaborazione dell’ICE con Palantir, azienda tecnologica nata nella guerra al terrore, è rapporto consolidato iniziato dal lontano 2014. Palantir, con la piattaforma Falcon, svolge la funzione di sistema nervoso centrale delle investigazioni del DHS. Questa piattaforma fornisce l’interfaccia quotidiana attraverso cui gli agenti accedono a una rete di database, connettendo i dati in relazioni logiche, fornendo quelle che Palantir chiama, per traslazione filosofica, l’ontologia dei dati. Milioni di record su studenti stranieri, registri delle patenti di guida, tracce di viaggi aerei, dati estratti da telefoni cellulari. L’avvento della seconda amministrazione Trump e del mandato presidenziale verso l’intensificazione delle deportazioni modifica l’obiettivo di Palantir, spostandolo da supporto di indagini singole e definite a quello di ottimizzazione di operazioni massive contro gli immigrati. E’ questo spostamento che serve all’ICE per ottemperare al mandato presidenziale sulle reimmigrazioni massive degli stranieri. ELITE è lo strumento specificatamente progettato per industrializzare il processo di espulsione, massimizzando i numeri delle deportazioni. Non esiste un riferimento formale pubblico ad ELITE. Tuttavia nel contratto da 30 milioni di dollari per “ImmigrationOS”, è presente una appendice che fa riferimento alle funzioni di ottimizzazione che vedremo meglio nel seguito. Quel che è certo è che Palantir ha costruito una infrastruttura tecnica di supporto ad azioni massive di ricerca ed espulsione delle persone. Un apartheid digitale che vede condiviso da Alexander Karp, amministratore delegato dell’azienda e sostenitore democratico.
ELITE e i rastrellamenti di massa
Il funzionamento di ELITE ne rivela la logica operativa: la ricerca individuale delle persone indagate è sostituita da forme di rastrellamento di massa basate su logiche territoriali. In una mappa interattiva, simile a Google Maps viene inserito il disegno di un’area (un complesso residenziale, un isolato o un’area urbana). Questa azione attiva il motore di ricerca e la rete dei dati viene interrogata. Particolarmente rilevanti sono le informazioni del servizio alla salute, lo Human and Healt Service (HSS), dove Palantir è attiva da tempo. Con i dati di Medicaid e del servizio rifugiati, insieme ad altre utility e servizi, vengono estratti i dati di tutti gli individui associati agli indirizzi ricadenti nell’area disegnata. Il software fornisce un catalogo di bersagli, ognuno con un proprio dossier esplicativo e con la probabilità di trovare il bersaglio all’indirizzo all’interno dell’area. In una modalità di caccia, le retate sono ottimizzate, permettendo agli agenti di intercettare ed espellere il massimo numero di persone immigrate per azione. La missione diventa la massimizzazione numerica: identificare luoghi ad alta densità di immigrati da arrestare ed espellere. Le retate, per la loro stessa natura indiscriminata, producono numerosi effetti collaterali: nuovi arresti, feriti o morti. Come avvenuto per Renee Good.
Verso il controllo digitale
L’implementazione e l’uso di ELITE per le azioni di espulsione solleva una quantità di problemi di natura etica, giuridica e sociale. Viene violato il principio della finalità dei dati. Informazioni raccolte per garantire servizi essenziali vengono riutilizzate per la persecuzione e l’espulsione delle persone. Non a caso la pratica è osteggiata, anche con azioni legali, dall’Electronic Frontier Foundation (EFF), che sottolinea come le comunità vulnerabili vengono allontanate dall’accedere a servizi anche vitali per paura di diventare prima o poi bersaglio di rappresaglie dello Stato.
L’algoritmo è una scatola nera in mano a Palantir. I criteri esatti, i pesi assegnati a ciascuna fonte di dati e la soglia di intervento non sono trasparenti né soggetti a scrutinio pubblico. Sono solo soggetti al giudizio di Palantir che manovra la scatola. Le persone vengono trasformate in soggetti di previsione statistica, numeri di una fredda azione digitale. La piattaforma scrive una profezia che si auto-avvera: il sistema identifica un’area colorata come ad alta densità di espellibili, l’ICE la presidia, si aumenta in tal modo la probabilità di arresti, l’accuratezza del modello viene automaticamente convalidata.
ELITE è la realizzazione operativa di un progetto di sorveglianza totale autoritario inaccettabile. Con la capacità di incrociare in tempo reale dati amministrativi, commerciali, sanitari e quant’altro per costruire un dossier comportamentale e di localizzazione di ogni individuo, Palantir conferisce alle strutture statali un potere di monitoraggio e coercizione senza precedenti. Questo potere può facilmente essere riorientato per criminalizzare qualsiasi gruppo percepito come dissidente o problematico da un’amministrazione. In teoria l’intera popolazione. E probabilmente era proprio in questa direzione che nello scorso giugno si profilava un accordo che avrebbe permesso a Palantir di gestire, unificandoli, tutti gli archivi dell’amministrazione statunitense, e con essi, l’intera cittadinanza. La realizzazione di un incubo di sorveglianza e controllo totale digitale.
In Europa, nel frattempo
L’Europa, nelle sue istituzioni apicali, appare del tutto incapace di contrastare efficacemente (o forse è semplicemente complice più o meno volontaria) il modello di sicurezza e di controllo privatizzato che si sta implementando in America. Solo a citazione di passaggio, due sono le notizie rilevanti in questi giorni. La prima riguarda le negoziazioni segrete in corso di finalizzazione verso un accordo per condividere database di polizia europei contenenti dati biometrici sensibili (Enhanced Border Security Partnership). Ovviamente i dati finirebbero al DHS (e a cascata all’ICE) alla faccia di ogni volontà espressa dal GDPR di tutela dei dati dei cittadini europei. La seconda notizia ha qualcosa di ancor piu’ paradossale: nell’ottica di dotare l’Europa di una infrastruttura europea sovrana, Amazon lancia un proprio cloud europeo con server fisicamente localizzati in UE. Peccato che la localizzazione dei server in UE non esenta Amazon dall’assoggettamento al Cloud Act USA, legge che consente alle autorità americane di accedere ai dati di aziende statunitensi ovunque esse si trovino. Ennesimo esempio di illusione di sovranità che conferma la dipendenza europea.
Contro la distopia digitale
Quanto sta avvenendo nella realizzazione di ELITE di Palantir va interpretato come caso di studio fondamentale sulla possibile evoluzione distopica del potere statale nell’era digitale. Dimostra ancora una volta la non neutralità delle tecnologie digitali: le architetture software incarnano e amplificano visioni politiche. Questo è particolarmente vero in questa fase storica nella quale un gruppo di tecno-oligarchi sta andando alla conquista dello Stato, e si è ben insediato nelle stanze del potere trumpiano. ELITE è l’incarnazione in campo migratorio di una visione politica autoritaria che privilegia il volume, la deterrenza e l’applicazione di massa sulla valutazione caso-per-caso, sul rispetto dei diritti umani fondamentali e sulla protezione dei più vulnerabili. Una politica tipicamente razzista e fascista che può facilmente estendersi a qualsiasi campo del vivere civile. A fianco delle pur necessarie azioni legali e delle altrettanto necessari barriere all’utilizzo indiscriminato dei dati, è necessario attivare urgentemente il protagonismo di una cittadinanza informata. Una società dove lo Stato ha la capacità tecnologica di tracciare, analizzare e prevedere i movimenti dei suoi residenti con una granularità tale da poter trasformare l’intera popolazione in un insieme di dati interrogabili per fini coercitivi sarebbe ancora una società libera?
La domanda è ovviamente retorica. E forse quel che sta succedendo in America, ad iniziare dalla reazione di Minneapolis, nella cittadinanza e nelle sue stesse istituzioni, può già rappresentare un inizio di risposta.